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Chiunque sia passato per il passo di Resia non può essere rimasto insensibile al magico fascino che sprigiona quel campanile, che svetta solitario in mezzo alle acque del lago. A me ha evocato un passato di tragedie: quello di tanta gente, che in nome del progresso ha dovuto in poco tempo abbandonare radici, affetti e qualcuno anche la vita. Ebbene Marco Balzano ha ricostruito incredibilmente bene quella vicenda storica che però, e state bene attenti, non è la protagonista vera del romanzo, che è invece la storia di Trina, una ragazza del posto, sognatrice, ribelle, istruita, ma legata indissolubilmente alla sua terra che non ha mai voluto abbandonare. Un difficile rapporto con il figlio nazista; tanta nostalgia per una figlia fuggita lontano cui inevitabilmente “pensa senza pensarla” ed alla quale scrive una lettera immaginaria, che è poi il romanzo; un marito che conduce una lotta solitaria contro l’invasione della diga, dopo aver trascorso come disertore di una guerra, nella quale non credeva né prima né dopo l’8 settembre, un lungo periodo sulle montagne, peraltro assieme a Trina. Il tutto inserito nella difficile convivenza fra italiani, spesso d’importazione fascista, e nativi di lingua madre tedesca, non tutti simpatizzanti di Adolf. Insomma un bel libro da leggere ed anche rileggere e che, per me, meritava di vincere il premio Strega.

Di facile lettura. Introduzione lenta ma svolgimento coinvolgente.

Non so trovare nulla che dimostri più chiaramente la violenza della storia............un libro bellissimo, che fa riflettere.....sulle persone , sulle cose, sulla vita..... sull'animo umano. ...