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Siro
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Vidotto, Francesco <1976- >

Siro

Argelato : Minerva, 2011

Abstract: Un diario di pelle vecchio di oltre cinquant'anni con dentro una storia tutta scolorita, macchiata di vino, di sudore e ditante lacrime. Una storia dura come la pietra, terribile e dolce, tenuta segreta, celata nel silenzio della gente di paese, nascosta in un passato lontano riportato a galla per caso. Una storia d'amore e rassegnazione: la storia di Siro. Siro è un pastore con mani callose e scarpe grosse. Vive insieme ai suoi fratelli e alla madre una vita misera all'ombra delle Dolomiti, resa ancora più difficile da un padre alcolizzato e violento. Guarda con occhi lucidi i bambini che vanno a scuola e desidera più di ogni altra cosa imparare a leggere finché, un giorno di mezza estate, la maestra Roberta gli regala un abbecedario. Siro studia lassù nei pascoli d'alta quota, in compagnia solamente del suo gregge e conosce mondi fantastici e lontani. Il cuore gli si gonfia di curiosità e lo spirito si raffina. I suoi occhi celesti e intelligenti, un giorno di mercato, incontrano quelli di Vera. Fra loro nasce un amore di una passione profonda e travolgente. Un amore sano, unico e impossibile a causa l'ostilità violenta del padre di lei. E Siro si rassegna alla propria sorte, abbassa gli occhi, stringe forte i pugni e se ne va con le guance umide di lacrime senza immaginare quali feroci trame il destino avrebbe ordito su di lui. Ne verrà a conoscenza un po' per volta, inghiottendo bocconi amari fino ad invecchiare e a guardare con stupore quale sorpresa la vita può ancora riservare.

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Leopoldo Roman
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E’ bravo Francesco Vidotto a rintracciare tutte queste storie nei meandri dei suoi monti. Vere? Inventate? Che importanza ha, l’importante è che siano belle e che ti prendano. Come quella del pastore Siro, rintracciata in una soffitta abbandonata e ricostruita minuziosamente, contenente un passato difficile e a volte tragico, con un grande amore non corrisposto per i retaggi di un ambiente pieno di pregiudizi atavici. Una storia senza futuro per il protagonista, remissivo per natura fino alla fine della sua vita, per il bene di una persona a lui tanto cara, ma che gli resterà estranea per sempre perché quello è il destino che tocca agli ultimi. Perché Siro, il pastore con la passione della scrittura, pur vivendo nei meravigliosi ambienti della montagna bellunese, resterà per sempre un solitario, quasi eremita in una malga con le sue pecore, spesso consolato dai fumi di un fiasco di vino, come quello che aveva a fianco nella panchina, dalla quale ha visto per l’ultima volta il cielo azzurro delle sue montagne.

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