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Gli ultimi messaggi del Forum

Come rendere più consapevole la comunicazione della biblioteca - Maria Stella Rasetti

Quando si pensa alla comunicazione si pensa a cosa, si pensa a come in termini di mezzi, ma non si pensa mai alla presentazione. Questo libro mostra quello che spesso si bolla come vabbè, ma che con un pochettino di impegno in più da un’idea totalmente diversa su chi sta comunicando. Interessante. L’esempio è la biblioteca, ma potrebbe essere qualsiasi cosa. Consigliato per chi spesso si ritrova a scrivere cartelli.

Flamer - [Mike Curato]

Bello! Emozionante!
Raccoglie: un’ambientazione a me cara che è quella degli scout; un tema quotidiano che è quello della fede e il rapporto con Dio; gli X-Men (perché un po’ di supereroi vanno sempre bene); e un tema scottante come le cadute senza riprese.
Questa storia verosimile è impattante.
Consigliato

Possiamo salvare il mondo, prima di cena - Jonathan Safran Foer

Questo libro è ambientalista. Ma non è il solito “devi”. È un libro che cerca di comprendere. Ti porta a fare un viaggio/riflessione su di noi, individui, e sul genere umano. Ha una proposta concreta e anche considerabile, ma prima c’è un percorso utile a scuotere l’intorpidimento delle nostre menti. Ma senza puntare il dito o spaventare. Consigliato. Magari non sarà facile accettarlo, ma averlo già solo letto sarà un’esperienza utile per le future generazioni.

Passato, prossimo - Emanuele Rosso

Se… si potesse tornare indietro nel tempo, riscrivere la storia senza mantenere i ricordi del futuro… In che momento sarebbe giusto tornare? Una storia che ci fa capire che non tutto è riparabile. E che a volte, piccoli casi della vita hanno peso, anche se non c’è modo di saperlo. Una lettura piacevole con disegni chiari.

Con gli occhi aperti - Keiko Ichiguchi

Un pezzo di vita, due protagonisti con i loro problemi. Seguiamo una amicizia e la comprensione di essa dai due. Non è stato di mio gusto, spesso ho fatto fatica a capire chi parla… Comunque un punto di vista particolare.

L'età dell'eccellenza - Mauro Porcini

Il primo fraintendimento nasce dal titolo del libro, vago e impreciso perché la mia aspettativa si basava sull’ “età” intesa come era, società, cultura, mentalità nel senso ampio, filosofico, sociologico e se in alcuni tratti cerca di coinvolgere anche queste realtà, non raggiunge mai quello scopo. A mio avviso il titolo che rende meglio l’idea del contenuto è: il design dell’eccellenza, solo per attrarre chi è veramente interessato al design e gli altri leggano Bauman.
Sembrano due libri messi assieme: da una parte un libro di istruzioni su come fare design e dall’altra un diario personale. Infatti si salta da una lezione a un accadimento dell’autore che non aggiunge niente di più alla narrazione anzi in alcuni passaggi è eccessivamente dettagliata da risultare noiosa: 8 esempi per far capire un concetto mi sembrano inutili e l’uso di termini ridondanti: creatività (tutti gli esseri umani sono creativi non solo i designer) e olistico.
In questo libro c’è uno spiccato maschilismo, gli esempi relativi alle figure coinvolte (tecnico, esperto, scienziato, artigiano, ingegnere, tecnologo, inventore) del design sono al 99% uomini, non è certo colpa dell’autore se i professionisti citati sono uomini ma è certo un difetto aver scelto solo casi di innovatori maschili o di aziende di prodotti maschili, almeno per nascita. Possibile che le donne non abbiano inventato o innovato niente di utile? Anche quando i termini sono asessuati come utente e designer sono comunque preceduti da articoli maschili: un, il. Per non parlare delle posizioni di lavoro e di prestigio, anche qui mentre gli uomini sono tutti di alto livello ( il miO ceo, il miO investitore, il nostrO cliente...) le donne sono di contorno (la miA assistente, la mamma con i bambini,…) bisogna attendere sino a pagina 145 per trovare una breve consolazione.
Certamente l’autore è una persona di esperienza e ce lo fa notare ogni volta che può, sottolineandolo e rimarcandolo a più riprese, è talmente autoreferenziale da risultare a volte vanaglorioso, basti sapere che si autodefinisce un unicorno. Lui è un top manager di alto livello (tralascio volutamente le sigle in inglese) in una multinazionale americana di bevande gassate e di gadget del marchio.
Bisogna ammettere che ce ne vuole di maestria per indurre all’acquisto sia dei prodotti alimentari che di quelli derivati vista la scarsa qualità degli ingredienti dei primi. E fa sorridere sentir parlare di etica, di responsabilità, di sostenibilità ambientale (relegata a 2 paginette e considerato che è la seconda azienda al mondo per il consumo di plastica), di morale, di bontà e di salute.
Doveroso riconoscere i meriti di aver inserito nel volume della paginette in rosso con frasi iconiche del testo scritte in bianco, grande idea da markettari e di stimolare in noi bisogni del tutto inutili da compensare con oggetti di lusso o di affiliazione a un marchio per colmare il vuoto della nostra autostima e le nostre insicurezze. Adeguati i suoi consigli su come comporre una squadra vincente, dove la scelta dei collaboratori avviene in base alle loro capacità umane più che a quelle esperienziali.
Termino segnalando un refuso a p. 319.