Leopoldo Roman

Biografia

Riporto due citazioni di Roberto Saviano e Martin Luther King che condivido al cento per cento:
"Due sono le grandi sventure per chi vuol vivere in Italia: il talento e l'onestà. In mancanza di questi la vita è dolce in questo paese!"
"Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste".

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Le nostre anime di notte - Kent Haruf

Mi piace, non c’è che dire, Kent Haruf. Tornare per la quarta volta ad Holt (dopo la trilogia della pianura) è stato per me come tornare a casa dopo un lungo viaggio. Addie e Louis sono forse i due personaggi, fra tutti quelli che ho conosciuto, che ricorderò con più affetto, ma anche con tanta rabbia. Se da un lato la loro platonica storia d’amore mi ha coinvolto per la dolcezza e la semplicità con cui è stata raccontata, dall’altro il dialogo che ad un certo punto ha coinvolto madre figlio e amico è stato di una cattiveria così lucida ed irreversibile come raramente avevo riscontrato prima. Parole semplici, ma di una durezza infinita, tali da farmi capire che Holt non è quella terra promessa che credevo, ma un lembo di mondo con tutte le meschinità che lo caratterizzano quando s’impone la presenza dell’uomo. Ma un filo di speranza alla fine ci soccorre e ci illumina.

R: Crepuscolo - Kent Haruf

Ancora storie semplici di personaggi semplici al centro degli Stati Uniti, nell’immaginaria contea di Holt dove, pur non esistendo, lo scrittore Alessandro Piperno scrive che sarebbe pronto a trasferirsi.
Dei precedenti personaggi di Benedizione e Canto della pianura ritroviamo i fratelli Harold e Raymond McPheron con la loro “quasi figlia” Victoria, che però, com’è giusto, in questo romanzo intraprende una sua vita autonoma, pur restando sempre molto legata a chi per lei è stato più di una mamma. L’immutabile e piatta pianura con i suoi rigori invernali, i suoi profumi primaverili, i suoi forti odori estivi e gli splendenti colori autunnali, resta sempre l’indiscussa protagonista della narrazione di Haruf che, magistralmente, ti fa sembrare di essere lì. E’ incredibile come nella semplicità della descrizione delle cose visibili ed invisibili, riesca sempre a renderle importanti e vive. DJ, il ragazzino che accudisce il nonno ed il malvagio e irrecuperabile Hoyt sono i due nuovi personaggi che più mi hanno colpito oltre ovviamente alla bella Rose Tyler, la cui storia ad un certo punto si intreccia con quella dei fratelli McPheron. Sto scrivendo questa recensione ascoltando la “Pastorale” di Beethoven, alla quale il traduttore Fabio Cremonesi, cui va il grande merito di averci fatto conoscere questo scrittore, virtualmente accosta, questa parte della trilogia.

R: La ragazza del treno - Paula Hawkins

L’ho letto perché incuriosito dal grande successo che ha avuto, però mi ha deluso. L’ho trovato superficiale nella scrittura, modesto nella trama, leggero nei contenuti. Rachel mi è sembrata un’alcolista sui generis. Anna un’isterica anche un po’ cretina, Megan la classica vergine di seconda mano. Degli uomini meglio non parlarne, soprattutto dello psichiatra ruba femmine, al quale basta che le donne respirino. Oltretutto non l’ho neanche trovato tanto scorrevole ed avvincente.

La notte - Elie Wiesel

Con “Se questo è un uomo” di Primo Levi, lo considero un capolavoro assoluto della letteratura su quell’immane tragedia che è stata l’olocausto. Mi chiedo solo come sia possibile, dopo la pubblicazione ed il successo di un libro così, accettare passivamente che nel mondo sgorghino e prolifichino un po’ dappertutto rigurgiti fascisti e nazisti nell’indifferenza generale. Certo che trascorrere l’infanzia ad Auschwitz, Birkenau, Duna e Buchenwald e veder morire prima la sorellina e la madre, poi anche il padre; aver visto il corpo di migliaia di bambini come lui trasformarsi in volute di fumo, deve essere stata per il quindicenne Elie un’esperienza devastante. La centralità del racconto non sta però nella commovente e letterariamente sublime descrizione dell’accaduto, quanto nel parlare molto della rottura del suo rapporto fiduciario con Dio, nonostante fosse stato fin da bambino indirizzato alla vita religiosa. Per Elie ad Auschwitz Dio è morto. Scrive: “Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto”.

Franziska - Fulvio Tomizza

Una vera chicca questo romanzo di Tomizza, al quale riesce uno dei più toccanti ritratti letterari femminili della seconda metà del novecento. La storia, ricostruita dall’autore sulla base del ritrovamento di alcune lettere, si svolge principalmente fra le due guerre ed è ambientata in quella terra contesa da più parti che fu Trieste e il Carso triestino. Franziska, umile e generosa ragazza slovena s’innamora di Nino, un ricco ufficiale italiano di stanza a Trieste. Mille sono le difficoltà che i due incontrano presso le rispettive famiglie e comunità nel perseguire il loro rapporto amoroso, che pertanto rimane piuttosto platonico. Mentre la ragazza nella sua generosità sarebbe disposta a qualsiasi cosa pur di sposare il suo amato, non altrettanto si può dire dell’egoista Nino che pur innamorato non riesce a vincere quelle resistenze sociali, politiche e familiari, che gli si oppongono e che, alla fin fine fanno di lui il classico borghese piccolo piccolo, come direbbe Vincenzo Cerami.

Cent'anni a Nordest - Wu Ming 1

Ci sono vari modi per ricordare il centenario della grande guerra: le cerimonie celebrative, i soliti discorsi commemorativi, i tours turistici sui campi di battaglia e pubblicazioni come quella di Wu Ming 1, sicuramente controcorrente. Un viaggio tra i fantasmi della “guera granda” dal Trentino al Friuli, fra irredentisti e revanscisti, indipendentisti e nostalgici, con l’ombra del generalissimo Putin sempre presente, che incombe minacciosa sulla nostra unità nazionale. Testo originale, con una ricca bibliografia, che ti invoglia ad approfondire molti aspetti di quella, che anche per Wu Ming sembra sia stata una inutile strage. C’è il tentativo di riabilitare, come è giusto che sia, tutti quei soldati che sono stati fucilati inutilmente nel nome di una assoluta disciplina, che in guerra decretavano necessaria, generali come Cadorna e Graziani, che la storia ha poi dimostrato essere stati più che altro dei crudeli incapaci. Un dato mi ha fatto riflettere: durante il conflitto si svolsero ben 162.563 processi militari per diserzione con 101.685 condanne. Un numero record che non ha confronti con altri eserciti, alleati o nemici che fossero. Cosa vuol dire a volte la retorica.

La valle dell'orco - Umberto Matino

Il romanzo è ambientato in un’immaginaria contrada della val Leogra nel vicentino, un tempo, come peraltro tante altre valli della zona, abitata dai cimbri, un popolo di origine germanica, che tutt’ora viene ricordato anche con musei, come quello di Luserna. La storia, un po’ thriller, è molto inverosimile, ma serve per rendere interessanti e dare anima a certi personaggi, che di interessante avrebbero ben poco perché una cosa è certa: se quelle valli e contrade sono state quasi totalmente abbandonate una ragione forse c’era. Non è bello infatti vivere dove d’inverno non si vede mai sorgere il sole e sempre a contatto con le stesse persone spesso caratterizzate da forti problemi psichici. Piacevoli i dialoghi conditi da espressioni del dialetto veneto ormai in disuso ma molto esplicative. Pregevoli la ricostruzione delle ambientazioni e il tentativo, peraltro ben riuscito, di rinverdire e far conoscere alcune tradizioni cimbre.

Le regole del fuoco - Elisabetta Rasy

Finalista al premio Campiello 2016. Interessante l'ambientazione di questa storia d'amore tutta al femminile: un ospedale militare sul fronte carsico nella prima guerra mondiale. Protagoniste due infermiere volontarie, che pur nel caos dei bombardamenti, dei morti, dei feriti, riescono ad innamorarsi. Abbastanza prevedibile, oserei dire scontato, che la storia non abbia un felice epilogo. Scritto molto bene, ma mai vibrante, è un romanzo che qualche generoso recensore ha paragonato al capolavoro di Hemingway "Addio alle armi". Accipicchia!

La famiglia Moskat - Isaac Bashevis Singer

Romanzo di grande spessore culturale, storico e narrativo. Paragonabile alle grandi saghe degli scrittori russi dell’ottocento, narra le vicende di una grande famiglia ebrea dall’inizio del novecento fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. E’ ambientato in Polonia e descrive in maniera magnifica la vita, le abitudini, i dolori dei cittadini ebrei, da sempre perseguitati ed emarginati dalla vita pubblica del paese. E’ un crescendo di intolleranza quello descritto da Singer che ci fa capire come il tutto sfoci nella persecuzione vera e propria, per finire poi nel genocidio. Anche se i protagonisti principali sono Asa Heshel e la sua compagna una tantum Hadassah, nel corso del romanzo vengono descritti molti personaggi, per cui risulta molto utile consultare, per non perdere il filo e per non confondere le persone, l’albero genealogico pubblicato dall’autore all’inizio. Molte sono le descrizioni sublimi e le considerazioni indimenticabili. Eccelsa per il significato la sentenza conclusiva.

R: Bianca come il latte, rossa come il sangue - Alessandro D'Avenia

Vi ricordate il tormentone di Celentano: essere lenti, o essere rock? Ebbene in questo romanzo adolescenziale, peraltro scorrevole e ben scritto, lo scrittore ne pone un altro: bianco o rosso. Il bianco rappresenta tutto quanto c'è di negativo nella vita: la malattia, la perdita, l'abbandono. Il rosso: soprattutto l'amore. Una storia commovente - "Caro Dio, se mi tieni abbracciata la morte non mi fa più paura" - che ha tutti gli ingredienti per piacere ai giovani e più in genere al grande pubblico.

La nemica - Irène Némirovsky

Se non fosse morta a soli trentanove anni ad Auschwitz forse la Nemirovsky, ebrea di origine ucraina, convertitasi al cattolicesimo e stabilitasi in Francia, sarebbe diventata una delle più grandi scrittrici della letteratura mondiale. Basti pensare che uno dei suoi più significativi e famosi romanzi “Suite francese”, scritto negli anni 1941-42, sia stato pubblicato postumo solo nel 2004. E’ grazie alle figlie che negli anni successivi alla morte è stata “rilanciata”. Altrimenti sarebbe caduta nel dimenticatoio. “La nemica” è un romanzo angosciante. Tratta del delicato conflitto fra madre e figlia. Non generazionale, ma caratteriale: superficiale, libertina, vuota ed egoista la madre Francine; passionale, sensibile, infelice la protagonista Gabri. La scena diventa un campo di battaglia. E la tragedia incombe.

R: Canto della pianura - Kent Haruf

Confermo il giudizio positivo che ho già espresso per “Benedizione”, il primo titolo della “Trilogia della pianura” di questo sorprendente autore americano capace, con una prosa essenziale quanto poetica, di dare vita a degli indimenticabili personaggi letterari. Il tutto compreso nel magico fascino che avvolge la pianura ai confini dei grandi altipiani del Colorado. Persone apparentemente insignificanti ma intrise di altruismo e bontà come nel caso dei solitari e scorbutici fratelli McPheron; di cattiveria come i bulli Dwayane e Beckman; d’ingenuità ma anche di determinazione, come più volte hanno dimostrato i giovanissimi Ike, Bobby e Victoria. Ti fa sembrare di essere là.

Gente di Dublino - James Joyce

Straordinari questi racconti di Joyce! Richiedono però una profonda riflessione e, a volte, molte riletture. Non nascondo che per avvicinarmi alla loro comprensione sono dovuto andare a rileggermi alcune storiche recensioni. I concetti di “epifania”, “paralisi e fuga” sono a volte ermetici. Del resto la pubblicazione di questi racconti fu piuttosto tormentata: fu rifiutata diciotto volte da quindici case editrici diverse.
Con Gente di Dublino Joyce aveva stravolto i concetti del racconto, non più logico e conseguenza di fatti ma conseguenza di parole, con assonanze, analogie, memorie improvvise e atemporali.
Alcuni racconti hanno trame assolutamente inesistenti, ma sono ricchi di episodi, di oggetti della vita comune, di persone, che diventano rivelatrici del vero significato della vita a chi percepisce il loro valore simbolico. La conclusione dell’ultimo racconto intitolato “I morti” è sublime. Una delle più belle pagine di letteratura che sia mai stata scritta.
Da “I morti” è stato anche tratto un film di John Huston del 1987 di pregevole qualità e, per questo, di scarso successo di pubblico.

Benedizione - Kent Haruf

Una vera benedizione questo romanzo di un eccezionale scrittore americano, morto nel 2014, che non conoscevo e che ha scritto anche “Il canto della pianura” e “Crepuscolo”, che insieme formano “La trilogia della Pianura” (ovviamente da non perdere). Notevole e degna di essere rilevata anche la perfetta traduzione di Fabio Cremonesi.
E’ un romanzo sulla fine vita di Dad Lewis, un piccolo imprenditore del Colorado fattosi da sé e della sua complicata famiglia fra cui c’è Frank, un figlio enigmatico fuggito di casa, che non riesce a riappacificarsi con il padre nemmeno sul letto di morte.
La prosa è sempre essenziale, scarna, ma molto efficace. A volte anche affascinante tanta e la bravura dello scrittore nel farci vivere in diretta momenti di vita che invece si riferiscono al passato.
Molto complessa (ed attuale!) la figura del reverendo Lyle. Un suo sermone imperniato sul celebre discorso della montagna di Gesù Cristo (porgete l’altra guancia, amate i vostri nemici, pregate per coloro che vi fanno del male), non viene accolto molto bene dai suoi fedeli in tempo di guerra al terrorismo. E per la verità neanche dai suoi famigliari. Siamo nel dopo attentato alle Torri Gemelle.
Indimenticabile.

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