Leopoldo Roman

Biografia

Riporto due citazioni di Roberto Saviano e Martin Luther King che condivido al cento per cento:
"Due sono le grandi sventure per chi vuol vivere in Italia: il talento e l'onestà. In mancanza di questi la vita è dolce in questo paese!"
"Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste".

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La capitale - Robert Menasse

Ha ragione chi ha scritto che sembra manchino delle pagine. Decine di storie avviate e che si intrecciano, fra cui anche una specie di giallo con morto e nessuna che abbia una conclusione logica. Se Menasse con questo romanzo, in cui idealmente auspica Auschwitz nuova capitale dell’Europa, in nome della rinascita da quelle ceneri e contro i nazionalismi che quelle ceneri hanno provocato, ha voluto dare un proprio contributo critico al miglioramento della casa comune, diciamo che non ci è riuscito. Emerge infatti un’Europa di burocrati arrivisti tutti interessati a scalare la gerarchia del potere e per questa anche disposti a cavalcare l’onda nazionalista degli Stati notoriamente più egoisti. Sembra che anche le competenze tecniche e culturali siano un aspetto assolutamente secondario. Insomma più che una realistica rappresentazione dell’Europa di Bruxelles, una parodia dell’Unione. Cosa c’entra il maiale che scorrazzando per Bruxelles irrompe fin dall’inizio quasi da protagonista nel romanzo? Per capirlo dovete arrivare a pagina 445, cioè l’ultima.

Fedeltà - Marco Missiroli

Un libro che non si dimentica. Lui, lei, gli altri, le altre. Soprattutto le altre per la verità. Per fortuna ad un certo punto dopo 224 pagine il libro finisce, altrimenti sarebbe venuto fuori che anche le nonne e le bisnonne, chissà che storie avevano mai vissuto. E’ un romanzo che devi leggere concentrato perché, se ti distrai un attimo, credi di seguire le sensazioni che sta provando Margherita a letto con Carlo e ti ritrovi invece Andrea sul divano con Giorgio. Quanto alla fedeltà, beh, non scherziamo! Che una scappatella rinforzi il legame matrimoniale è una teoria che si può anche sviluppare, ma il risultato è tutto da dimostrare. Carlo però è sensibile ad ogni gonnellina che ci sta, per cui sono arrivato ad una conclusione, che riconosco essere molto terra, terra: che deve avere delle gran doti amatorie per essere sopportato da Margherita.

Il rumore del mondo - Benedetta Cibrario

Coraggiose, determinate, capaci, visionarie, ma anche tradizionaliste e sensibili e quindi contraddittorie. Sono loro, le donne, le indiscutibili protagoniste di questo coinvolgente romanzo storico ambientato nel mezzo del diciannovesimo secolo, tra una Londra in pieno fermento commerciale ed imperiale ed un Piemonte, che invece scoppietta per liberarsi dal giogo della monarchia perché vuole la Costituzione.
E c’è poi un’altra protagonista, la seta, che come il filo significativamente rappresentato nella foto di copertina, le accompagna nello svolgersi degli avvenimenti, che le vedono protagoniste. Anne Bacon su tutte. Una deliziosa giovincella inglese sedotta e praticamente abbandonata al suo destino, dopo essere stata deturpata dal vaiolo, da un insipido nobile piemontese, che l’aveva chiesta in sposa al padre, un ricco mercante di stoffe, durante una sua trasferta diplomatica londinese.
Una volta insieme a Torino la coppia non ha mai saputo affiatarsi tanto che su consiglio del nobile suocero, Anne viene relegata a vita separata in una tenuta in campagna dove però la ragazza della seta riesce a trovare nel matrimonio il suo “equilibrio nello squilibrio”, diventando punto di riferimento per nobili dame campagnole, che rappresentavano però una specie di centro di gravità per dei giovani ribelli indipendentisti.
Pur potendo permetterselo, essendo molto ricca, di ritornare a Londra, che non aveva mai dimenticato, ha preferito continuare nella sua vita matrimoniale incontrando la fiducia e l’apprezzamento del suocero principe di Vignon, divenuto un suo estimatore ed anche il rispetto del marito, che ad un certo punto è sembrato quasi pentirsi del suo atteggiamento molto ambiguo.
Ma nel frattempo è arrivata la dichiarazione di guerra all’Austria ed ancora una volta il corso della storia dei nostri protagonisti, ha subito degli imprevisti sviluppi.
Con duecento pagine in meno sarebbe stato un capolavoro. In alcuni capitoli è infatti un po’ ripetitivo.

M - Antonio Scurati

Sarà pure un romanzo e non un saggio storico, come qualche recensore ha tenuto a sottolineare, certo è che Scurati ha fatto un gran bel lavoro anche di ricerca presentandoci un Mussolini non da rapsodie di cineteche, ma più umano, anzi meno disumano, con tutte le sue debolezze e contraddizioni. Stesura con qualche errore tecnico, come hanno rilevato alcuni importanti recensori, ma, a mio modo di vedere alquanto veniali, data la mole di lavoro svolto. Dal libro emerge che la forza di Mussolini sia stata soprattutto la debolezza dei suoi oppositori e del Re, che lo hanno sempre sopravvalutato nella sua prorompente carriera politica e per quanto riguarda il sovrano anche tacitamente approvato. Si capisce che bastava poco per fermare quelle raffazzonate bande di balordi che erano i fascisti, che ad un certo punto sono pure sfuggite al suo stesso controllo, ovviamente nella prima fase della presa del potere. Pare comunque che la lezione non sia servita. Nell’opera narrativa di Scurati leggo, fra le righe, molti riferimenti all’oggi.

Vincoli - Kent Haruf

Dopo aver letto la trilogia della pianura, con Vincoli vediamo come nasce Holt sul finire dell’ottocento e come si sviluppano tutte quelle storie e quegli ambienti che tanto ci prenderanno nei libri successivi. In Vincoli, Kent Haruf non è ancora essenziale come su Benedizione, ma già ci fa vivere intensamente la solitudine di personaggi, che diventeranno indimenticabili come la protagonista Edith o il narrante Sanders Roscoe. Ma è nella figura del violento Roy, il padre padrone di Edith, che si evince la drammatica durezza della vita nel profondo habitat rurale dei brulli ed inospitali altipiani del Colorado dove protagonisti sono sempre il vento, la polvere e la solitudine.

R: Parigi è sempre una buona idea - Nicolas Barreau

Leggere questo libro può essere veramente una buona idea in quanto ti fa entrare nel clima che si respira a Parigi, nelle sue piazzette, nei suoi boulevards, ma soprattutto in quegli intimi negozietti sciccosi, in uno dei quali si svolge la storia. Anche se non mancano le banalità e la conclusione è piuttosto scontata, il romanzo è ben scritto e la lettura scorre piacevole. Al centro del libro c’è la fiaba della tigre azzurra che è la vera protagonista del romanzo che, in definitiva, non è altro che una bella fiaba moderna.

L'orologio - Carlo Levi

Cosa distingue un buon libro da un grande libro? Il secondo lo apri a caso, leggi e trovi una descrizione di un paesaggio o di un luogo, di uno stato d’animo o di una sensazione, di un dialogo o di un pensiero, che ti incantano e ti ammaliano. In questo romanzo che si può anche definire storico perché ricostruisce, pur ricorrendo a nomi di fantasia, gli avvenimenti seguiti alla caduta nel 1945 del governo resistenziale di Parri e l’avvento al potere di Alcide De Gasperi, l’autore, che era a Roma in qualità di direttore dell’Italia Libera, il giornale del partito di Parri, descrive in modo sublime, la fine di un’illusione. Il romanzo è ambientato in soli tre giorni nei sotterranei ove aveva sede il giornale, nelle fumose stanze del potere dove si consumavano tradimenti e vendette, nei semidistrutti e tetri palazzi romani dove la vita pian piano ripartiva dopo la guerra. Ci sono delle descrizioni, come quella sui ministeri, “mondo sconosciuto, sotterraneo ed infernale” che sono inarrivabili e forse anche ancora attuali come ancora attuali sono le considerazioni sui politici “che hanno fatto rinascere vecchi partiti, vecchie idee, vecchi pregiudizi e vecchie contese e che si agitano lì attorno e diventano sempre più incomprensibili”. Irresistibile anche la suddivisione dei cittadini in due categorie: i Luigini ed i Contadini. Insomma un libro da leggere anche per capire il presente.

La bellezza sia con te - Antonia Arslan

Perle di bellezza e di saggezza con protagoniste quasi sempre delle donne generose, laboriose, coraggiose nostalgiche ed anche un po’ vagabonde. I libri di Antonia Arslan hanno sempre come sfondo la sua terra madre che è l’Armenia e come colonna sonora il genocidio del 1915, che come quello perpetrato da Hitler contro gli ebrei, rimane ancora come un nuvolone temporalesco ad inquietare la memoria ed anche il presente di un popolo mai domo.

Quando il cielo era il mare e le nuvole balene - Guido Conti

Questo scrittore per me è stato una piacevole scoperta. Appassionato e gran cultore di Zavattini ha ambientato il suo romanzo in quella magica terra che è la bassa pianura padana percorsa dal fiume Po, nei luoghi che furono immaginati e descritti anche da Guareschi e Bacchelli. La vita è dura, cruda e selvaggia nella corte ove vive Bruno e dove trascorrono come un film in bianco e nero cinquant’anni di vita italiana, dagli anni venti al dopo guerra. La scrittura è morbida ed accattivante. Non ci sono pagine che ti annoiano. E’ la storia di Bruno cresciuto dai nonni dopo la morte della mamma e l’abbandono da parte del padre, immigrato in America, che ad un certo punto ritorna instaurando con il figlio un rapporto di amore e odio. Ed è la storia degli amici di Bruno e dei vicini di Bruno, con i quali la vita si intreccia e sfocia quasi sempre in storie accattivanti e molto realiste. Ma è l’ambiente povero, isolato ed ovattato della pianura padana il vero protagonista del romanzo con lo scorrere del Po che porta con sé, prima la vita con la fecondità dell’acqua ed i commerci che si svolgono fra le due rive, poi la morte in tempo di guerra e nel 1951 con la drammatica alluvione, che segna anche il passaggio dall’adolescenza alla maturità del nostro giovane protagonista.

Il tuo sguardo illumina il mondo - Susanna Tamaro

Sempre deliziosa la scrittura della Tamaro e questa volta anche particolarmente coraggiosa, visto che parla apertamente della sua malattia che l’accompagna, praticamente da quando ne ha memoria. Mi ha colpito una descrizione che fa della sindrome di Asperger: “Dentro di me ogni mattina apparecchio una tavola. C’è molto ordine nel disporre le stoviglie, prima il piatto, poi il bicchiere, il pane, le posate ai lati, in mezzo al tavolo la brocca dell’acqua, magari vicino un piccolo vaso con un fiore. Poi qualcuno, all’improvviso, dà un violento strattone alla tovaglia e tutto vola a terra con gran frastuono di metallo cocci e vetri.” Grande letteratura che potrebbe essere utilizzata anche come descrizione dei sintomi della malattia in un'enciclopedia medica. Il libro è idealmente scritto a quattro mani in memoria dell’amico poeta Pierluigi Cappello, morto prematuramente e del quale riporta alcuni brani ed alcune poesie. E’ un ripercorrere la loro vita e la loro amorevole amicizia, ricca di momenti emotivamente intensi, ma anche difficili per la loro fragile condizione umana.

Il presidente è scomparso - di Bill Clinton e James Patterson

La maestria di Patterson, unita all’esperienza diretta di Clinton, hanno generato un thriller avvincente, interessante e, naturalmente, verosimile. Viene immaginato il più pericoloso attacco di cyberterrorismo che abbia mai minacciato gli Stati Uniti. Gli ingredienti ci sono tutti, spionaggio, controspionaggio, intrecci internazionali, tradimenti, clamorosi colpi di scena. Protagonista assoluto e solitario, il presidente Duncan che, pur ammalato, deve gestire in primis la delicata situazione, facendo delle scelte a volte difficili e dolorose. A parte la storia, è molto interessante anche la descrizione dei vari protocolli cui deve sottoporsi un presidente degli Stati Uniti, praticamente in ogni situazione di emergenza e gli ambienti in cui si sviluppa l’azione. Da leggere anche per alcune considerazioni politiche finali, sempre molto attuali, per la parte che riguarda specialmente la protezione dagli hacher del sistema elettorale.

R: Resto qui - Marco Balzano

Chiunque sia passato per il passo di Resia non può essere rimasto insensibile al magico fascino che sprigiona quel campanile, che svetta solitario in mezzo alle acque del lago. A me ha evocato un passato di tragedie: quello di tanta gente, che in nome del progresso ha dovuto in poco tempo abbandonare radici, affetti e qualcuno anche la vita. Ebbene Marco Balzano ha ricostruito incredibilmente bene quella vicenda storica che però, e state bene attenti, non è la protagonista vera del romanzo, che è invece la storia di Trina, una ragazza del posto, sognatrice, ribelle, istruita, ma legata indissolubilmente alla sua terra che non ha mai voluto abbandonare. Un difficile rapporto con il figlio nazista; tanta nostalgia per una figlia fuggita lontano cui inevitabilmente “pensa senza pensarla” ed alla quale scrive una lettera immaginaria, che è poi il romanzo; un marito che conduce una lotta solitaria contro l’invasione della diga, dopo aver trascorso come disertore di una guerra, nella quale non credeva né prima né dopo l’8 settembre, un lungo periodo sulle montagne, peraltro assieme a Trina. Il tutto inserito nella difficile convivenza fra italiani, spesso d’importazione fascista, e nativi di lingua madre tedesca, non tutti simpatizzanti di Adolf. Insomma un bel libro da leggere ed anche rileggere e che, per me, meritava di vincere il premio Strega.

Le assaggiatrici - Rosella Postorino

Fino a poco più della metà pensavo di trovarmi di fronte, non dico ad un romanzo perfetto, ma sicuramente ad una bella novità nell’ambito del panorama letterario italiano. Un Premio Campiello 2018 meritato per un romanzo originale, ben scritto e storicamente documentato. Peccato che nella parte finale invece dell’apoteosi, si sia dissolto in una conclusione che lascia stupiti per la sorpresa, ma delusi per la sospensione di quello che è stato il leitmotiv della storia: la relazione della protagonista con l’ufficiale delle SS. Era amore? Era solo sesso? Mah, saperlo! Insistere poi sulle devastanti conseguenze di questo immaginario rapporto con Hitler soltanto perché assaggiavano il cibo a lui destinato per evitare avvelenamenti, senza mai nemmeno avere avuto l’opportunità di vederlo, è stato un tentativo per dare spessore politico alla storia. In realtà il problema principale era semplicemente la paura di morire avvelenata. Comunque un romanzo che merita di essere letto.

L'ultima patria - Matteo Righetto

Anche questo secondo libro della Trilogia della patria mi è piaciuto molto perché ricostruisce con realismo la situazione che c’era nella valle del Brenta alla fine del diciannovesimo secolo. Un periodo in cui gli indigeni abbandonavano le terre alte e le lavorazioni del tabacco sulle masiere, per emigrare in cerca di fortuna verso la “Merica”. Jole, la protagonista del romanzo, è vittima di un triste destino. Rimasta sola dopo l’uccisione dei genitori ad opera di due sbandati della valle e per il ritiro in un convento della sorella Antonia presso la quale ha ricoverato anche il fratello ammalato, Jole cerca la vendetta. Ma non è la trama, abbastanza prevedibile, il punto forte di questo romanzo, quanto la descrizione dei luoghi rudi e selvaggi, delle situazioni drammatiche delle famiglie e dei sentimenti di una donna mai doma, che non vuol lasciarsi travolgere dagli avvenimenti ed essere protagonista del proprio destino. Molto interessante, anche perché di grande attualità, 120 anni dopo, la descrizione di come vivevano, anzi di come soffrivano l’abbandono della propria terra i nostri antenati di allora.

Acque del nord - Ian McGuire

Bel thriller d’avventura ambientato nella seconda metà del secolo diciannovesimo a nord della Baia di Baffin, nel mondo di Moby Dick. Avvincente, fluido, ricco di violenza e colpi di scena, ovviamente anche molto fantasioso, mi ha deluso solo nel finale un po’ troppo scontato e prevedibile.

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