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La famiglia Karnowski
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Singer, Israel Joshua

La famiglia Karnowski

Milano : Adelphi Edizioni, 2013

Abstract: Israel J. Singer è un maestro dimenticato, rimasto per troppo tempo nel cono d'ombra del più celebre fratello minore Isaac B., Premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione di questo libro, fra i memorabili del secolo scorso eppure a lungo ignorato, ha quindi il sapore di un risarcimento: soprattutto al lettore, che può finalmente immergersi nel grandioso affresco familiare in cui si snoda, attraverso tre generazioni e tre paesi - Polonia, Germania e America -, la saga dei Karnowski. Che comincia con David, il capostipite, il quale all'alba del Novecento lascia lo shtetl polacco in cui è nato, ai suoi occhi emblema dell'oscurantismo, per dirigersi alla volta di Berlino, forte del suo tedesco impeccabile e ispirato dal principio secondo il quale bisogna essere ebrei in casa e uomini in strada. Il figlio Georg, divenuto un apprezzato medico e sposato a una gentile, incarnerà il vertice del percorso di integrazione e ascesa sociale dei Karnowski - percorso che imboccherà però la fatale paraboa discendente con il nipote: lacerato dal disprezzo di sé, Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà alle estreme conseguenze, in una New York straniante e nemica, la contraddizione che innerva l'intera storia familiare. Singer, in anticipo rispetto a qualsiasi storico, getta uno sguardo chiaroveggente sulla situazione degli ebrei nell'Europa dei suoi anni, rivelando quelle virtù profetiche che, quasi loro malgrado, solo i veri scrittori possiedono.

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Leopoldo Roman
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E’ la storia di tre generazioni di ebrei, dal 1860 al 1940, ambientata prima nella bigotta Polonia, poi nella laica Berlino e infine nella libera New York. Scritta magistralmente da Israel J. Singer, fratello di Isaac, premio Nobel per la letteratura del 1978 (che famiglia, visto che anche la sorella Esther, ha scritto un paio di capolavori!), la vicenda scorre avvincente immedesimandoti in quegli ambienti ricchi di tradizioni, contraddizioni e sofferenze, quest’ultime soprattutto dopo l’ascesa del nazismo e l’istituzione delle leggi razziali. I personaggi protagonisti, David, Georg e Jegor, rispettivamente nonno, padre e nipote, personificano tre generazioni in conflitto fra loro. La prima, tradizionalista al massimo è rigida nel rispetto di una certa etica ebrea ed è poco disponibile all’integrazione con i “gentili” pur ricercandoli per ricavarne tutti i vantaggi immaginabili in termini economici e di elevazione di ceto. La generazione intermedia è invece disponibile al compromesso tanto che Georg, divenuto un chirurgo affermato, sposerà, contro il parere del padre, una tedesca. C’è poi l’ultima, quella che più soffrirà per la segregazione razziale e che sarà costretta a emigrare in America. E’ però nella descrizione dei tormenti di Jegor, che fino alle ultime pagine rifiuta di accettare la sua condizione di mezzosangue, lui che vorrebbe tanto essere biondo e con gli occhi azzurri, che il romanzo tocca dei momenti che sono struggenti, con descrizioni di situazioni che ti lasciano veramente esterrefatto. Capisci veramente quale cancro sia stata la shoa, specialmente per i più giovani.

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