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Le otto montagne
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Cognetti, Paolo

Le otto montagne

Torino : Einaudi, 2016

  • Copie totali: 33
  • A prestito: 28
  • Prenotazioni: 32

Abstract: Pietro è un ragazzino di città. La madre lavora in un consultorio di periferia, farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un solitario, e torna a casa ogni sera carico di rabbia. Ma sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l'orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Graines sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quella Val d'Ayas "chiusa a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l'accesso" ma attraversata da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lì, ad aspettarlo, c'è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma si occupa del pascolo delle vacche. Sono estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, "la cosa più simile a un'educazione che io abbia ricevuto da lui". La montagna è un sapere, un modo di respirare, il suo vero lascito: "Eccola lì, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino". Paolo Cognetti esordisce nel romanzo con un libro sui rapporti che possono essere accidentati ma granitici, sulla possibilità di imparare e sulla ricerca del nostro posto nel mondo.

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Leopoldo Roman
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La bravura di Paolo Cognetti è stata quella di ambientare in montagna una storia di amicizia inserita in un contesto di difficili rapporti fra padri e figli, usando un linguaggio semplice, lineare, elegante, ma nello stesso tempo suadente ed incisivo. Niente da condividere con la retorica dei grandi alpinisti del passato o con le filippiche più attuali di un Corona, ma autore di un romanzo che ha sfondato in tutto il mondo raggiungendo soprattutto un pubblico eterogeneo e non esclusivamente la stretta cerchia degli appassionati di montagna. Devo dire che ho trovato molto interessante il rapporto fra il protagonista e suo padre, una figura quest’ultima estremamente complessa, ma che alla fine è riuscita, pur in maniera travagliata e indiretta, nell’intento di trasmettere al figlio la sua grande passione per la montagna. Una passione non prettamente sportiva, come lui avrebbe desiderato, ma soprattutto spirituale e meditativa. Stupende certe descrizioni ambientali, molto profondi alcuni spunti di riflessione come quello svolto sul torrente quando l’autore scrive che se il punto in cui ti immergi è il presente, il passato è a valle ed il futuro a monte. L’unica cosa che non mi ha preso, forse perché non sono riuscito a capirla bene, è stata la storia che ha dato il titolo all’opera e cioè che in Nepal si dice che il mondo sia una ruota ad otto raggi con in mezzo una montagna altissima circondata appunto da otto montagne, separate da otto mari. Quando lo rileggerò, perché per uno che ama la montagna è un libro da rileggere, spero di venirne a capo.

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